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giovedì 25 maggio 2017

La libertà è per tutti gli organismi.

La libertà è, per tutti gli  organismi, funzione  della direzione, funzione delle nicchie significative in natura e delle comunità significative in società. Certo, i due piani non sono del tutto concomitanti, ma ci sono tutte le ragioni per considerarli derivativi: comunità da nicchia, essere umano da animale selvatico. A suo modo, la nostra perdita di comunità è stata una forma di domesticazione, una condizione priva di senso e di direzionalità, proprio come la perdita della sua nicchia lo è stata per l'animale. Al pari dei nostri bovini, dei polli, dei cani, dei gatti e delle piante coltivate, abbiamo perso il nostro essere selvatico in  un mondo pacificato, iperamministrato e altamente razionalizzato. Il mondo privato che avevamo creato nelle nostre comunità prepolitiche, le nicchie che occupavamo nei gli spazi nascosti della vita sociale, stanno rapidamente scomparendo. Al pari della struttura genetica degli animali domestici, le strutture psichiche degli esseri umani addomesticati stanno subendo una pericolosa degradazione. Più che mai dobbiamo recuperare il continuum tra la nostra "prima natura" e la nostra "seconda natura", tra il nostro mondo naturale e il nostro mondo sociale, il nostro essere biologico e la nostra razionalità. Latenti in noi ci sono memorie ancestrali che solo una società e una sensibilità ecologiche possono "risuscitare". La storia della ragione umana non ha ancora raggiunto il suo culmine e tanto meno la fine. Quando avremo "risuscitato" la nostra soggettività e l'avremo riportata ai suoi vertici di sensibilità, allora assai probabilmente questa storia sarà appena cominciata.

EARLY DAWN FLYERS di Larry Martin Factory

Papà e mamma dicono: “che cosa stai combinando?”
quando ti svegli in piena notte
ti senti triste e abbattuto,
ti compiaci di pensare che tutto va male
e cammini da solo dietro di me,
verso le luci della città
voli del primo albeggiare
Dice lo spacciatore che tu non hai paura di morire,
ma io mi chiedo perché
la sera ti vai a rannicchiare
ti compiaci di credere che stai guardando
cogli occhi dell’odio,
ma quando mi vieni dietro
tu sei nelle mani del destino
voli del primo albeggiare
Dice il tuo piccolo capobanda: “So che sbatterai la porta”.
Spegnerai la luce e dormirai sul pavimento.
Ti compiaci di pensare che la realtà non esiste
quando vieni dietro a me che ti chiedo:
“Come ti senti?”
voli del primo albeggiare,
Come ti senti? 

Quarantanni fa ... il 77 (capitolo VII)

01 marzo: a Torino, attentato nella notte all’auto del giudice istruttore Mario Griffey, molotov contro la Sassi-Superga, attentato contro la 24° sezione del PCI in corso Casale, incendiato il portone di Avanguardia Operaia in via Santorre di Santarosa. A Roma, migliaia di studenti manifestano davanti al Mamiani e al Castelnuovo occupato; al liceo Augusto un gruppo di missini aggredisce gli studenti con una fitta sassaiola.   
02 marzo: a Torino, corteo da Piazza Solferino non meno di 6000 studenti, all’altezza del numero civico 65 di corso Vittorio Emanuele II, sede del circolo Monarchico un gruppo di manifestanti sale al secondo piano lanciando molotov e sparando alcuni colpi di pistola, lancio di molotov contro l’Hotel Suisse all’angolo con via Sacchi, altre molotov in via Po contro la sede di Comunione Liberazione, arrivati a Palazzo Nuovo sede delle Facoltà Umanistiche nuovo scontro tra FGCI e movimento; incendio doloso alla Fiat Mirafiori. A Firenze, un ordigno esplosivo è lanciato contro la stazione dei carabinieri di Rovezzano. A Roma, nove fascisti del MSI di piazza Tuscolo, sparano contro gli studenti dell’Istituto Magistrale Margherita di Savoia, nel quartiere Appio-Tuscolano, la polizia arresta otto persone tra cui Angelino Rossi guardaspalle di Almirante; nell’aula magna di Chimica le autonome del MLDA cacciano dall’assemblea le femministe del UDI; un collettivo di donne di Torre Spaccata, vicine al Centro Primo Maggio, il circolo autonomo della zona, dopo aver trovato dei volantini firmati NOC (nuclei orgiastici clandestini), processa e picchia un giovane anarchico di 19 anni. A Milano, alla Cattolica viene scoperto un ordigno a base di clorato di potassio collegato ad una sveglia. A Padova, è bloccato l’intero ateneo. A Perugia, vengono occupate le facoltà umanistiche.
03 marzo: a Torino, a Palazzo Nuovo assemblea, i giovani comunisti della FGCI e operai legato al PCI per motivi di sicurezza perquisiscono tutti quelli che vogliono entrare nel palazzo, il movimento al grido di: “Via, via la nuova polizia” si ribella, tafferugli e teste insanguinate, intervento della polizia il movimento  si raduna nell’Istituto Avogadro di Corso San Maurizio occupandolo, nuovo intervento della polizia, Corso S. Maurizio diventa un campo di battaglia, vengono sparati diversi colpi di pistola, venti i giovani fermati,  tre in possesso di coltelli  sono arrestati; alla Fiat Mirafiori sciopero degli autisti, i lavoratori circondata la palazzina delle presse, impediscono l’uscita degli impiegati.  A Roma, si conclude il processo a Fabrizio Panzieri e Alvaro Lojacono, Lojacono è assolto, Panzieri è condannato per concorso morale nell’omicidio dello studente greco di estrema destra Mikis Mantakas a 9 anni e 4 mesi, la polizia carica i militanti del movimento che aspettano fuori dall’aula la conclusione del processo. A Milano, la polizia carica i picchetti di autonomi che protestano davanti all’ospedale di Niguarda. 
04 marzo: a Milano, un commando formato da tre donne e da due uomini fa irruzione negli uffici di via Varese dell’azienda Mondial Lus (penne a sfera, articoli di cancelleria ditta appaltatrice di lavoro all’interno del carcere S. Vittore), dopo aver legato e imbavagliato i quattro impiegati presenti, le tre ragazze gettano acido sulle macchine da scrivere, sulle calcolatrici e sui telefoni, su un muro lasciano scritte contro il lavoro nero firmandole Donne Combattenti per il Comunismo. A Roma, cortei per l’occupazione della facoltà di Fisica.
05 marzo: a Torino, diecimila persone partecipano alla manifestazione del movimento studentesco da piazza Solferino a Palazzo Nuovo senza incidenti. A Roma, la questura vieta la manifestazione scatenando la guerriglia urbana: la polizia spara lacrimogeni contro il corteo che si è formato all’interno della città universitaria, partono le prime cariche ma, mentre la retroguardia tiene impegnate le forze di polizia, la maggior parte dei compagni le aggira e si dirige in corteo verso il centro, 10.000 compagni attraversano tutta la città, solo a piazza Argentina i gipponi riescono a raggiungere il corteo che viene violentemente caricato, per tutta la sera, nella zona di piazza Navona a Trastevere, militanti del movimento, di tutto il movimento, dal PdUP agli autonomi, tengono testa alla polizia. Gran parte della cittadinanza, già colpita per la condanna a Panzieri, solidarizza con gli studenti; sette persone sono tratte in arresto: Massimo Turani, Gaetano Piccirillo, Giglio Del Bordo vengono imputati di tentato omicidio e incendio doloso, Riccardo Velini di detenzione di arma da fuoco, Alvise Zucconi, Gennaro Cicala e Antonia Ciaffi di adunata sediziosa, violenza, resistenza ed oltraggio a pubblico ufficiale. A Milano, durante il corteo contro la sentenza Panzieri, vengono assaltate 3 scuole private frequentate da fascisti; al collegio San Carlo sassi e molotov vengono lanciati contro un convegno della DC contro l’aborto.
06 marzo: a Roma, il rettore Ruberti e il Senato accademico decidono di chiudere l’Università fino all’11 marzo.

giovedì 18 maggio 2017

Bakunin e Marx

L’ampio spettro della tradizione anarchica, che abbraccia sia l’anarco-comunismo sia l’anarco-individualismo, trova la sua espressione metafisica in una filosofia ai cui estremi stanno Marx da un lato e Nietzsche dall’altro. L’anarchismo è profondamente antitetico al tipo di marxismo-leninismo che ha dato origine ai partiti marxisti del mondo, molti dei quali ancora esistenti, anche nell’Europa occidentale, come se fossero conservati in formaldeide. D’altro canto, la filosofia di Marx continua ad avere un’importanza fondamentale come modo di comprendere il mondo, e rimane vitale anche per il pensiero filosofico anarchico. Non fa meraviglia, quindi, che la relazione tra l’anarchismo e Marx sia tempestosa e a volte contraddittoria, e che l’incontro personale tra Marx e l’anarchico Bakunin abbia anticipato il tipo di disaccordo che avrebbe in seguito trovato espressione nei conflitti che hanno segnato i primi anni della Rivoluzione russa e il corso della guerra civile spagnola negli anni Trenta. Esistono molte descrizioni della faida personale tra Marx e Bakunin, culminata nello scellerato convegno della Prima Internazionale all’ Aja nel 1872. L’Associazione Internazionale dei Lavoratori, fondata a Londra nel 1864, aveva riunito le organizzazioni sindacali crescendo ogni anno di più, fino a raggiungere verso il 1870 circa ottocentomila iscritti, tra i quali Bakunin e Marx. Bakunin si lascia andare a insulti violenti e fuorvianti, mentre Marx gli ruba la scena manipolando gli atti dell' internazionale in modo da assicurarsi la sconfitta della componente anarchica. Il coup de gràce arriva quando vengono passate due mozioni, una volta a spostare il quartier generale dell’Internazionale a New York, in modo da rendere impossibile ai delegati anarchici di partecipare alle sedute, con il risultato di affievolirne la voce, e l’altra tesa a espellere Bakunin che non era presente, con l’accusa surrettizia di frode e minacce. I fatti dell’Aja vengono generalmente rappresentati come uno scontro personale, dando risalto a un’immagine «ingrandita» di Bakunin, ma ciò oscura le differenze ideologiche, nonché la fondatezza e la natura profetica delle critiche di Bakunin a Marx. Il primo, che si opponeva a qualunque centralizzazione dell’Internazionale, metteva in guardia dai pericoli dell’autoritarismo e dalla possibilità che una burocrazia rossa stravolgesse l’anima della classe operaia. Marx respingeva tali critiche per il sincero timore che quelle che considerava bizzarrie di una setta socialista potessero frenare il movimento generale, senza rendersi conto dell’importanza delle considerazioni bakuniniane.
Gli appariscenti errori di Bakunin in politica rivoluzionaria avevano tanto allarmato il pratico Marx da ottenebrarne la mente con i pregiudizi. Spinto da un’immaginazione eccitata e fantasiosa, Bakunin faceva il rivoluzionario di professione, amava le società segrete e spuntava ovunque in Europa ci fosse anche il minimo sentore di un’insurrezione. Una volta aveva interrotto un viaggio da Parigi a Praga perché, imbattutosi in un gruppo di contadini tedeschi che assaliva un castello, era saltato giù dal suo mezzo di trasporto per andare a organizzare i ribelli, mettendo a profitto per l’occasione le proprie competenze di ex-ufficiale di artiglieria dell’esercito russo. Al momento di risalire in carrozza, il castello era ormai in fiamme. Bakunin aveva partecipato alle principali rivoluzioni del 1848, e per queste sue attività era stato imprigionato per sette anni, a partire dal 1849. Spostato di prigione in prigione fino a essere esiliato in Siberia, alla fine era riuscito a evadere e a raggiungere Yokohama, dove si era imbarcato per San Francisco. Ritornato in Europa più indomito che mai, nel 1871, alla bella età di cinquantasei anni, partecipava alla Comune di Lione, impadronendosi del municipio e affacciandosi teatralmente a proclamare al popolo l’abolizione dello Stato.
Marx e Bakunin un tempo si erano reciprocamente apprezzati, forse in conseguenza del fatto che entrambi si erano abbeverati alla sorgente della Rivoluzione francese. Sul piano storico, l'anarchismo e il marxismo avevano in comune il desiderio di portare la rivoluzione del 1789 al di là delle richieste della classe borghese, che mirava soltanto a sostituire la sua versione al vecchio ordine sociale ed economico dell’aristocrazia. I sostenitori sia di Bakunin sia di Marx avevano condiviso la stessa piattaforma programmatica in seno alla Prima Internazionale, fino alla rottura dell’Aja nel 1872. La scissione avrebbe fatto sì che l’appellativo di «anarchico» diventasse sinonimo di insulto tra i marxisti, per identificare chi non intendeva accettare la linea stabilita dal partito, ma l’evoluzione successiva del marxismo sovietico avrebbe dimostrato la fondatezza delle critiche bakuniniane.

Quarantanni fa ... il 77 (capitolo VI)

20 febbraio: a Torino, assaltate e incendiate le sezioni del PCI di borgo San Paolo e di via Cigna. 
21 febbraio: a Milano, alla facoltà di Lettere un’assemblea viene trasformata in processo al servizio d’ordine di Avanguardia Operaia, espulsa insieme al PDUP dal movimento. A Roma, In una affollatissima conferenza stampa viene proiettato il video-tape girato in occasione della cacciata di Lama.
22 febbraio: a Torino, sciopero degli studenti medi contro la riforma Malfatti con loro sfila una rappresentanza degli operai della Singer. A Roma, gruppo di giovani organizza una gigantesca spesa proletaria al grande magazzino “Telestore” di via del Tritone, tra i 19 arrestati per il saccheggio c’è anche il figlio del presidente dell’ENI, Alessandro Sette. A Napoli, trentamila persone in piazza contro il governo dei sacrifici, dallo spezzone composto da studenti e disoccupati si staccano gruppi che vanno a fare spese proletarie; Il circolo fascista Controcorrente viene assaltato; uno studente viene accoltellato perché ha sottobraccio L’Unità e Paese Sera. A Saluzzo, tentativo di fuga fallito e rivolta nel penitenziario della città.
23 febbraio: a Torino, viene gambizzato il caporeparto Fiat Mirafiori, Bruno Diotti, rivendicato dalle Squadre armate operaie. A Cosenza, durante una manifestazione sindacale contro la riforma Malfatti, il servizio d’ordine sindacale tenta di impedire agli studenti l’ingresso nella piazza, dando il pretesto alla polizia per intervenire e fermare quattro giovani. A Udine, una rissa tra gruppi di studenti e servizio d’ordine del PCI. A Bologna, assemblea nella sala dell’ex Borsa, 4.000 persone tra operai e studenti, forti critiche degli studenti al PCI rintuzzate dagli operai. A Cuneo, evasione dal carcere riuscita: sei persone salite sui tetti, riescono a scendere in strada e a far perdere le loro tracce.
24 febbraio: a Roma, al Tiburtino e alla Garbatella, le Unità Comuniste Combattenti assaltano e rapinano due armerie; viene occupato il liceo Castelnuovo. A Trento, corteo per protestare contro l’arresto del segretario di AO accusato di rapina. A Sassari, corteo e occupazione. A Bologna, le Brigate Rosse incendiano due auto della DC, una Citroen GS e una Fiat 124.
25 febbraio: a Roma, assemblea sulla sessualità, è la prima iniziativa del genere e ha un enorme successo, gli indiani metropolitani, che l’hanno promossa, presentano la loro dichiarazione di guerra alle giubbe grige, una specie di programma per riprendersi la città e la vita; viene emesso un mandato di cattura contro un militante del movimento, Enzo D’Arcangelo, di Lotta Continua, assistente a Statistica, accusato dell’aggressione di un fascista.
26 febbraio: a Napoli, un corteo missino si scontra con giovani di sinistra, vengono assalite due sezioni del PCI. A Roma, inizia l’assemblea nazionale del movimento, Il numero dei partecipanti è superiore ad ogni aspettativa si parla di 5.000 persone, ma al grande entusiasmo si unisce una grande confusione, a cui farà seguito una grande delusione, tutte le forze politiche, dagli «autonomi» alla FGCI, cercano di mettere le mani sull’assemblea, mentre si manifesta l’estrema eterogeneità esistente tra le differenti componenti del movimento. 
27 febbraio: a Roma, prosegue l’assemblea, ma gli indiani metropolitani, le femministe, molti studenti romani e alcune delegazioni di altre città decidono di riunirsi separatamente denunciando le prevaricazioni subite dagli autonomi che controllano in forza la presidenza, così, mentre nella’aula 1 di Economia – in un clima di intolleranza e di aggressività – si discute malamente del rapporto con gli altri strati proletari, dell’invito rivolto dalla FLM agli studenti perché partecipino al proprio convegno di Firenze, dello scontro con lo stato e il ministero degli interni, in un’aula più piccola si parla della possibilità di instaurare rapporti nuovi all’interno del movimento e tra il movimento e la politica; a tarda sera nell’aula 1 viene votata una mozione, presentata da settori dell’«area dell’autonomia» romana e milanese, che rivendica le azioni militanti di piazza Indipendenza e la cacciata di Lama, e indice una manifestazione nazionale per il 12 marzo.
28 febbraio: a Genova, vengono lanciate molotov contro il negozio Luisa Spagnoli, per protesta contro lo sfruttamento delle detenute alle quali l’azienda pagherebbe poche lire per capi che rivende carissimi, l’azione viene rivendicata con un volantino firmato Lotta Armata per il Comunismo. A Roma, due compagni, Mauro Maffioletti e Stefano Pagnotti vengono feriti a colpi di pistola da un gruppo fascista davanti al liceo romano Mamiani, Maffioletti è colpito ad una gamba, al Pagnotti un proiettile gli si conficca nel fegato.

Noi vogliamo vivere una vita cosciente

Che cosa è la volontà nella sua essenza? Non lo sappiamo. ma sappiamo forse che cosa sono nella loro essenza la materia e l'energia? Noi vogliamo vivere una vita cosciente e fattrice e il primo di questi presupposti è l'efficacia della volontà. Tutto quello che si può cercare sono le condizioni che della volontà limitano o aumentano la potenza, compito delle scienze sociali è scoprire quali sono i fatti necessari, le leggi fatali che risultano dalla convivenza degli uomini e impedire gli sforzi vani, e far sì che le volontà dei vari uomini, invece di paralizzarsi a vicenda, concorrano tutte ad uno scopo comune, utile a tutti.

Noi diciamo che bisogna fare la rivoluzione, che vogliamo fare la rivoluzione; e ci sforziamo di suscitare e riunire le volontà intente a tale scopo. Ma un obiezione fondamentale si impone. La rivoluzione, si dice, non si fa per capriccio degli uomini. Essa viene, o non viene, quando i tempi sono maturi. In pratica non si tratta che di un espediente polemico o politico. Si afferma che una cosa è impossibile quando non la si vuole. Ma poi quando una cosa interessa e piace, si dimenticano tutte le teorie, si fa lo sforzo necessario, e, se si ha bisogno del concorso degli altri, si fa appello alla loro buona volontà e della volontà si esalta la potenza.  

Io non sono un pacifista. Penso che gli oppressi si trovano sempre in stato di legittima difesa e hanno sempre il diritto di attaccare i loro oppressori. Ammetto quindi che vi sono delle guerre necessarie, delle guerre, sacre: queste sono le guerre liberatrici, come lo sono generalmente le guerre civili, vale a a dire le rivoluzioni.

giovedì 11 maggio 2017

La morale anarchica di Petr kropotkin

Noi non chiediamo che una cosa: eliminare tutto ciò che nella nostra società ostacola il libero sviluppo di questi due sentimenti, tutto ciò che travia il nostro giudizio: lo Stato, la Chiesa, lo sfruttamento; il giudice, il prete, il governo, lo sfruttatore.
Oggi, quando vediamo un Jack lo Squartatore sgozzare dieci donne tra le più povere e le più miserabili - e moralmente superiori ai tre quarti delle ricche borghesi - il nostro primo sentimento è quello dell'odio. Se noi lo avessimo incontrato il giorno in cui ha sgozzato quella donna che voleva farsi pagare da lui i sei soldi del suo tugurio, noi gli avremmo sparato una palla nel cranio, senza riflettere che la palla sarebbe stata meglio nel cranio del proprietario del tugurio.
Ma quando ci ricordiamo di tutte le infamie che hanno condotto Jack lo Squartatore a questi assassinii, quando pensiamo alle tenebre nelle quali egli vaga, perseguitato dalle immagini viste in libri immondi e da pensieri attinti da libri stupidi, - il nostro sentimento si sdoppia. E il giorno in cui sapremo che Jack è finito nelle mani di un giudice il quale ha massacrato freddamente uomini, donne e bambini, dieci volte più di tutti i Jack; quando lo sapremo tra le mani di questi maniaci a sangue freddo, o di quelle persone che mandano un delinquente qualsiasi in galera per dimostrare ai borghesi che vigilano sulla loro salvezza - allora tutto il nostro odio contro Jack lo Squartatore sparirà, e si rivolgerà altrove, e diventerà odio contro la società vile e ipocrita, contro i suoi rappresentanti riconosciuti. Tutte le infamie di uno squartatore si dileguano davanti a questa serie secolare di infamie commesse nel nome della Legge. Ed è questa che che noi odiamo.
Oggi il nostro sentimento si sdoppia continuamente. Noi sentiamo che tutti siamo più o meno volontariamente o involontariamente i sostegni di questa società.
Noi non osiamo più odiare